UN INVESTIGATORE PRIVATO PUO’ UTILIZZARE IL GPS?

by Vittoria Investigazioni
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Il D.M. 269/10 all’articolo 5, comma 2, prevede chiaramente che “i soggetti autorizzati possono svolgere attività di osservazione statica e dinamica (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici”. Il pedinamento attraverso mezzi elettronici per la tutela di un diritto in sede giudiziaria (controversia familiari, matrimoniali, patrimoniali e la ricerca di persone scomparse (tracciamento con GPS) è legale, anche se penalmente non rilevante: il solo GPS non è sufficiente come prova in sede di giudizio e deve essere integrato con altri dati.

Art 5 , comma 2

Per lo svolgimento delle attivita’ di cui ai punti da a.I), a.II), a.III) e a.IV) i soggetti autorizzati possono, tra l’altro, svolgere, anche a mezzo di propri collaboratori segnalati ai sensi dell’articolo 259 del Regolamento d’esecuzione TULPS: attivita’ di osservazione statica e dinamica (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici, ripresa video/fotografica, sopralluogo, raccolta di informazioni estratte da documenti di libero accesso anche in pubblici registri, interviste a persone anche a mezzo di conversazioni telefoniche, raccolta di informazioni reperite direttamente presso i locali del committente.

E’ doveroso premettere che l’Investigatore Privato, per compiere una delle attività previste dall’articolo 5 deve compilare un apposito Registro delle Commissioni e degli Affari, previsto dall’art 135 T.U.L.P.S. E vidimato dalla Questura competente.

Art 135 TULPS

I direttori degli uffici di informazioni, investigazioni o ricerche, di cui all’articolo precedente (art 134 Tulps), sono obbligati a tenere un registro degli affari che compiono giornalmente, nel quale sono annotate le generalità delle persone con cui gli affari sono compiuti e le altre indicazioni prescritte dal regolamento. Tale registro deve essere esibito ad ogni richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza. (omissis)

Per svolgere una mandato per un cliente, in cui è previsto e autorizzato l’uso del GPS insieme ad altre tecniche di indagine, l’Investigatore deve dunque rendere nota alla autorità di polizia la sua attività attraverso un Registro delle attività, vidimato dalla Questura, da esibire agli agenti di pubblica sicurezza.

L’utilizzo di un sistema di tracciamento GPS da parte di un Investigatore Privato per determinare gli spostamenti di un indagato è lecito, viene permesso dalla legge, ma non è rilevante a livello penale e soprattutto necessita di notevoli precauzioni per rispettare la privacy.

Questa tecnica è relativa al tema della sorveglianza elettronica prevista dall’articolo 5 del D.M. 269/2010 definita come attività di osservazione statica e dinamica anche a mezzo di strumenti elettronici, peraltro sempre consentita perchè trattasi di raccolta di informazioni relative alla posizione di un veicolo posto sulla pubblica via.

Tale norma è stata inoltre integrata da alcune sentenze della Corte Costituzionale che si è espressa dando un orientamento giurisprudenziale favorevole:

n. 9416/2010; n. 9667/2009; n. 15396/2008; n. 3017/2008.

Secondo i giudici della Suprema Corte seguire una persona tramite un GPS rientra infatti tra le attività di investigazione atipiche assimilabili al pedinamento.

Nonostante sia consolidata la legittimità dell’uso del GPS, c’è tuttavia da ritenere che i dati rilevati con il pedinamento elettronico NON sono ritenuti validi come prova in sede di giudizio: infatti la posizione del veicolo in un luogo non è prova inequivocabile che l’indagato si trovi sul veicolo in quello stesso luogo: alla guida potrebbe infatti esserci un’altra persona.

Al fine di fornire una prova inconfutabile da produrre in sede giudiziale è dunque necessario integrare il tracciamento GPS del veicolo con ulteriori prove videofotografiche prodotte con pedinamento fisico (anche questo autorizzato dallo stesso art. 5 D.M 269/2010 ).

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