LA PRIVACY TRA CONIUGI: COSA SI RISCHIA A SPIARE IL CELLULARE.

by Vittoria Investigazioni
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La privacy e il diritto alla riservatezza della sfera personale sono principi protetti anche tra coniugi. Ci si chiede spesso in quale misura esista la privacy tra marito e moglie e se sia lecito leggere il cellulare del coniuge, del partner o del convivente in nome di una probabile attenuazione della sfera della privacy in funzione del rapporto di intimità che caratterizza queste relazioni.

Partiamo dalla domanda più semplice: Quando NON è reato spiare un cellulare (o PC)?

Risposta scontata che comprende tutta la casistica: Non è reato spiare un cellulare quando si è chiesto il consenso scritto di consultarlo. Ogni altro accesso no autorizzato costituisce un illecito penale.

Quali conseguenze comporta leggere i dati del cellulare del proprio coniuge per controllarne messaggi e comportamenti?

Quali sono le conseguenze per l’installazione di un software spia al fine di controllarne i movimenti e l’utilizzo?

La risposta corretta è: dipende! Non ci sono risposte univoche, ma bisogna valutare caso per caso e considerare il modo in cui si consulta il cellulare del proprio coniuge.

Generalmente, spiare il cellulare altrui, installando un software o semplicemente leggendone la corrispondenza, costituisce un reato penale: è sempre vietato consultare e leggere la corrispondenza che non sia la propria, e in qualsiasi forma (corrispondenza cartacea o elettronica: e-mail, Facebook, Messenger, WhatsApp, Telegram, Instagram, sms, chat, ogni social e simili).

E’ proprio l’art 15 della Costituzione a stabilire l’inviolabilità della segretezza della corrispondenza (o qualsiasi altra moderna forma di comunicazione come email e chat), che è dunque sempre tutelata dalla privacy.

Art 15 della Cost.: “La liberta’ e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione puo’ avvenire soltanto per atto motivato dell’autorita’ giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

La conseguenza di questa norma è che chiunque legga o registra il contenuto di una corrispondenza senza il consenso del titolare, commette un reato penale, a nulla rilevando la natura del rapporto che lega i soggetti coinvolti. Se dunque i soggetti sono legati da rapporti di parentela, o se si tratta di coniugi o di partner conviventi, sono in ogni caso colpevoli di aver violato la privacy del famigliare: il rapporto di intimità non limita il diritto alla segretezza della corrispondenza.

Normalmente viene utilizzato un software spia per sorvegliare il cellulare o il pc del proprio partner, cioè un programma in grado di rivelare all’installatore il contenuto e i destinatari delle chiamate, la posizione gps del dispositivo (e dunque di chi lo utilizza), il contenuto delle chat, i file multimediali.

La normativa italiana non vieta l’acquisto di spy softwares, ma il loro utilizzo: per essere più precisi, viene punita penalmente la semplice installazione di un software spia, anche se non viene utilizzato. Ai fini delle applicazione delle sanzioni penali è dunque sufficiente l’installazione e non anche il suo effettivo utilizzo.

Il metodo più elementare per accedere ai dati contenuti in un cellulare o in un pc è l’utilizzo diretto tramite le credenziali di accesso precedentemente ottenute, con rapporto di fiducia o per sottrazione.

Non è infatti raro che marito e moglie condividano lo stesso pc o che si comunichino a vicenda le credenziali di accesso (password) del dispositivo o dei socials.

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Ma cosa succede se il marito, a cui la moglie aveva precedentemente comunicato la password del proprio profilo su Facebook, vi accede in un tempo successivo senza essere autorizzato a farlo?

Secondo la Corte di Cassazione questa fattispecie costituisce un reato: secondo le sentenze n. 2905/19 del 22/01/2019 (Leggi qui) e n. 2942/19 del 22/01/2019 (non più consultabile online perchè in fase di oscuramento), ogni volta che si leggono le chat o le mail del convivente, del coniuge (ma anche collega di lavoro) è necessario chiedere una precisa autorizzazione.

In relazione alle e mail, non rileva la circostanza che in precedenza il coniuge o il partner abbia fornito all’altro le credenziali di accesso al suo account di posta elettronica, se le stesse vengono utilizzate in un’occasione successiva e senza autorizzazione”.

Vale a dire che si commette reato di accesso abusivo secondo l’art. 615 ter c.p., se questo avviene senza la volontà della persona offesa.

Art. 615-ter. “(Accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico). Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.”

Nel caso della sentenza n. 2905/19 del 22/01/2019 della Corte di Cassazione, il ricorrente era stato in precedenza condannato ex art 615 ter Codice Penale, poiché si era introdotto nel profilo Facebook della moglie utilizzando le credenziali che la stessa gli aveva comunicato prima della fine della loro relazione: in questo modo il marito era riuscito a fotografare una chat della moglie con il suo relativo amante, prodotta poi nel giudizio di separazione.

Per leggere la corrispondenza privata è quindi necessario chiedere il consenso, anche quando si nutre il sospetto o si ha la certezza di trovare le prove di un tradimento conclamato. Spiare il coniuge è dunque sempre reato ma la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in una recente sentenza ha legittimato l’utilizzo della corrispondenza privata in alcuni giudizi di separazione o divorzio, nei casi in cui si rende necessario accertare determinate circostanze.

La recente decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Quarta Sezione, Affaire M.P. c. Portugal (Requête no 27516/14) ha stabilito che i messaggi privati pubblicati dal proprio coniuge su una chat di incontri possono essere utilizzati in giudizio durante causa di divorzio, al fine di accertare la responsabilità e a condizione che la diffusione del contenuto della corrispondenza abbia un effetto limitato sulla privacy dei contendenti.

Nel caso in esame la Corte di Strasburgo ha analizzato il caso di una donna che contraria alla sentenza di assoluzione del marito per aver inserito nel documentazione della causa di divorzio i messaggi che lei aveva scambiato con altri uomini in una chat di incontri, quando era ancora spostata. Secondo la ricorrente questa sentenza costituiva una violazione del segreto della corrispondenza e della sua privacy.

Dalla sentenza si ricava che la Corte “ha ritenuto che gli effetti della esposizione dei messaggi contestati sulla vita privata della ricorrente fossero limitati. In effetti, i messaggi sono stati divulgati solo nell’ambito di un procedimento civile. L’accesso del pubblico ai fascicoli di tali procedimenti è limitato. Inoltre, i messaggi non sono stati esaminati nella pratica, in quanto il Tribunale della famiglia di Lisbona non si è pronunciato nel merito delle richieste del marito” (Leggi qui)

Si ritiene dunque che è possibile utilizzare in sede giudiziale la corrispondenza personale per dimostrare una relazione extraconiugale, perché la violazione è da considerarsi un reato di lieve entità, punibile con ammenda oppure se il comportamento del coniuge entrato in possesso della corrispondenza personale del partner non viola la privacy dei contendenti.

Al netto della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, cerchiamo dunque una sintesi tra le diverse casistiche. In linea di principio è illegale spiare il cellulare (o il pc) del proprio famigliare, del coniuge, del partner, del collega di lavoro o di un amico. In alcuni limitati casi può tuttavia essre lecito, in considerazione del rapporto di intimità e della conseguente mitigazione della privacy.

Analizziamo dunque le diverse circostanze e verifichiamo la liceità e le conseguenze.

1 – Sottrazione con la forza. E’ sempre reato sottrarre con la forza o con l’inganno il cellulare al famigliare, per esempio strappandolo dalle mani. In questo caso si commette il reato di rapina, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, confermando che l’unica cosa che si possa rubare in amore è solo il cuore ( Sentenza n. 8821/21 del 4/03/2021).

Art. 628 Codice Penale. Rapina. “Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 927 a euro 2.500″.

2 – Ispezione del cellulare lasciato negli spazi in comune. Se il famigliare spia nel cellulare lasciato incustodito negli spazi condivisi dell’abitazione, il comportamento costituisce comunque reato anche in assenza di violenza e di inganno. Questo è il caso di accesso ad un sistema informatico conoscendo le credenziali comunicate dal titolare, e costituisce reato perché viene fatto un utilizzo senza autorizzazione o perché se ne fa un uso che eccede l’autorizzazione ricevuta.

E’ chiaro infatti che la conoscenza delle credenziali di accesso a un sistema informatico non esclude il reato di accesso abusivo (art. 615 ter c.p.) se questo avviene in contrasto con la volontà della persona offesa o senza autorizzazione da parte sua.

Articolo 615 ter Codice Penale. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni”.

Secondo la Corte di Cassazione, ogni volta che si leggono le e-mail del coniuge, del convivente o di chiunque altro, come un collega di lavoro, si deve sempre chiedere una specifica e autonoma autorizzazione (sentenze n. 2905/19 del 22/01/2019 e n. 2942/19 del 22/01/2019 citate sopra).

3 – Utilizzo di spy software. Caricare un software spia nel cellulare o nel pc di famigliari costituisce un reato penale e nella fattispecie il reato di interferenze illecite nella vita privata altrui.

Articolo 615 bis Codice Penale. Interferenze illecite nella vita privata. “Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”.

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4 – Ispezione di cellulare aperto o privo di password d’accesso. Se si spia un cellulare o un pc che è sprovvisto di credenziali di accesso, o se è già aperto, secondo la Corte di Cassazione si commette comunque il reato di accesso abusivo, ex art. 615 ter C.P. se l’accesso avviene in contrasto con la volontà della persona offesa o senza autorizzazione da parte sua.

Articolo 615 ter Codice Penale. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni”.

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