“CODICE ROSSO”: UNA VITTORIA PER TUTTI.

by Vittoria Investigazioni
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Codice Rosso

La Legge 19 Luglio 2019 n° 69 è una legge a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti. Fu approvata senza alcun voto contrario sia alla Camera che al Senato nel 2019 ed introduce misure di contrasto alla violenza di genere con la previsione di una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza, in modo simile a quanto avviene in un pronto soccorso per quei pazienti che necessitano di un intervento di urgenza.

Sono passati cinquant’anni da quando, nella commedia diretta da Alberto Sordi “Amore mio, aiutami”, Monica Vitti viene presa a schiaffi dal marito geloso sul litorale di Sabaudia. “Dillo ancora che lo ami!”, “Sì che lo amo”, e giù botte fino a farle sanguinare il naso, in una scena estrema che racconta la crisi matrimoniale nata dall’innamoramento della Vitti per un altro uomo.

E sono passati quarantacinque anni da quando Lina Wertmüller ha diretto “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, un film in cui politica, femminismo, sesso e violenza di genere vengono recitati ancora più drammaticamente e paradossalmente dalla coppia Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, il cui personaggio riduce la “padrona” a propria schiava picchiandola, umiliandola e violentandola. Finché fra i due scoppia l’amore.

Eppure, abbiamo impiegato tanto tempo per arrivare alla percezione e alla denuncia collettiva della gravità della violenza di genere contro le donne: finalmente a distanza di tanti anni abbiamo raggiunto l’obiettivo di accendere i riflettori su discriminazioni, abusi e violenze come mai prima d’ora. Ora questo ritardo sta per essere sanato, con l’approvazione del Codice Rosso che introduce misure di contrasto alla “violenza di genere”, quindi a tutte quelle forme di violenza che riguardano persone che vengono discriminate in base al sesso: dalla violenza fisica a quella sessuale, dalle percosse allo stupro, dalla violenza psicologica agli atti persecutori di stalking, fino ad arrivare al femminicidio.

Il “Codice rosso” è frutto del lavoro dell’ex Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e dell’ex Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, di cui porta le firme; è una legge che modifica il Codice di Procedura Penale nella tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, stabilendo una “corsia preferenziale” per le denunce e le indagini sui casi di femminicidio e violenza di genere, garantendo l’adozione di provvedimenti cautelari o preventivi in tempi brevi.

La legge offre alla donna che fa una denuncia di maltrattamento o di violenza domestica la possibilità, entro tre giorni dalla presentazione della denuncia, di parlare con il magistrato. Un colloquio immediato con il magistrato è indispensabile perché questi possa valutare l’urgenza della situazione, o stabilire se si tratta di denunce infondate e strumentali, che non verranno prese in considerazione. Il PM avrà tre giorni di tempo per ascoltare la testimonianza della vittima a partire dalla comunicazione del reato, mentre le fasi successive d’indagine avranno tempi immediati, senza lasciare discrezionalità al PM sulla fondatezza o meno dell’urgenza.

Viene introdotto canale prioritario nella fase che segue la denuncia: e non saranno più gli inquirenti a valutare i tempi di trattamento di una denuncia o di una querela per questi reati. Inoltre, un’indagine non potrà essere dichiarata chiusa senza prima aver sentito la persona offesa, di cui il PM dovrà ascoltare il racconto entro tre giorni, e allo stesso PM dovranno essere comunicati i risultati delle investigazioni affidate alla polizia giudiziaria senza ritardo.

Nella maggioranza dei casi, infatti, a fare la differenza nella tutela della donna a rischio sono i provvedimenti concreti presi immediatamente dal giudice, e non il successivo processo.

COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO

Il Codice Rosso (Legge 69 del 19 Luglio 2019) ha modificato l’art. 347 e l’art. 362 del c.p.p., ed integrato l’art. 370, con l’obbligo per la polizia giudiziaria di dare priorità alle indagini di fronte a determinati reati previsti dalla norma: violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, violenza sessuale aggravata, atti sessuali e corruzione di minori, stalking, lesioni personali aggravate, maltrattamenti di familiari e conviventi.

OBBLIGO DI COMUNICAZIONE IMMEDIATA DELLE NOTIZIE DI REATO

La modifica dell’articolo 347 del codice di procedura penale, stabilisce l’obbligo della polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al PM le notizie di reato acquisite: la ratio è di consentire l’avvio tempestivo della procedura, così da poter adottare quanto prima eventuali provvedimenti per proteggere la vittima o allontanare il reo, se i reati riguardano delitti di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di convivenza. Per i reati sessuali, la comunicazione della notizia di reato sarà data immediatamente anche in forma orale, cui dovrà seguire senza ritardo la denuncia scritta. Il PM avrà tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato per assumere informazioni, con eccezioni se la vittima è un minore. Quanto alla polizia, questa dovrà agire “senza ritardo” per il compimento di tutti gli atti del PM. Un altro punto fondamentale del Codice Rosso è la modifica dell’articolo 362 cpp: si prevede che in casi di violenza domestica e di genere il pubblico ministero proceda all’ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall’avvio del procedimento, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della vittima.

In questo modo viene garantito il diritto della vittima di essere ascoltata subito dal PM per consentire la raccolta immediata di informazioni dalle persone offese. Il Codice Rosso prevede inoltre, attraverso un’integrazione dell’articolo 370 cpp, l’obbligo per la polizia giudiziaria di dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal PM, senza ritardi e senza alcuna possibilità di valutazioni discrezionali sull’urgenza; contemporaneamente, i risultati acquisiti, dovranno essere documentati e trasmessi altrettanto tempestivamente al PM.

UN ANNO PER SPORGERE DENUNCIA

Un’altra novità importante è la dilatazione dei tempi concessi alla vittima per sporgere denuncia, prolungati da sei mesi a un anno, un termine ragionevole ritenuto utile per capire, accettare, elaborare e denunciare le violenze subite: molti psicologi ritengono che alle vittime non siano sufficienti sei mesi per metabolizzare quanto hanno subito e per trovare la forza di denunciare, a volte perché le violenze non sono solo fisiche, ma anche psicologiche.

PROTEZIONE E CONTROLLO. IL BRACCIALETTO ELETTRONICO

Il “Codice Rosso” prevede l’applicazione del braccialetto elettronico“ con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”.

Il giudice potrà prescrivere procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici, se lo riterrà opportuno, dopo averne accertata la disponibilità da parte della polizia giudiziaria. Gli strumenti potranno essere utilizzati per controllare che venga rispettato il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare. Inoltre, e anche questa misura costituisce una novità, il giudice penale dovrà trasmettere senza ritardo al giudice civile i provvedimenti adottati nei confronti di una delle parti, relativi ai delitti di violenza domestica o di genere (a meno che non siano in corso cause riguardanti l’affidamento di minori o di separazione dei coniugi).

OBBLIGHI DI COMUNICAZIONE VERSO LA PERSONA OFFESA

Tra le altre novità, sono numerose le comunicazioni obbligatorie da fare tempestivamente alla persona offesa e al suo difensore. Una donna vittima di violenze deve perciò essere messa in grado di sapere immediatamente dove si trova chi l’ha offesa o lesa e a quali limitazioni il reo è sottoposto. Vittima e difensore devono essere informati di: adozione di provvedimenti di scarcerazione dell’indiziato; cessazione di una misura di sicurezza detentiva; evasione della controparte; applicazione delle misure dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla stessa vittima; revoca o sostituzione di misure coercitive o interdittive.

ABOLITO IL RITO ABBREVIATO E LE PENE RIDOTTE PER I REATI GRAVISSIMI

IL Codice Rosso estende il campo di applicazione dell’ergastolo e della inammissibilità al rito abbreviato e sconti: gli imputati accusati di un omicidio punibile con il carcere a vita non potranno più godere della riduzione automatica della pena e dovranno essere processati in aula, con un pubblico dibattimento, davanti alla Corte d’Assise. Sarà dunque possibile infliggere la condanna a vita sia al colpevole convivente della vittima, sia al colpevole che con la vittima aveva una relazione stabile, pur senza condividere l’abitazione. Gli sconti di pena applicati fino ad oggi, spesso anche molto consistenti ed automatici e legati a mere scelte processuali dell’imputato, sono sempre risultati incomprensibili e ritenuti ingiusti dalla opinione pubblica.

Ora, nei casi di reati di massima gravità come i femminicidi, il giudice non sarà più tenuto a ridurre automaticamente la pena applicando lo sconto di un terzo della condanna, fino ad ora obbligatoriamente previsto dal codice, ma potrà adattarla sul caso specifico.

Per gli omicidi volontari puniti con pene base più basse, da 21 a 24 anni o da 24 a 30 anni, a seconda dei casi, ma inferiori all’ergastolo, rimarrà in vigore il rito abbreviato e la riduzione d’ufficio di un terzo della condanna.

VIOLENZA SESSUALE

Sono previste pene più severe anche per la violenza sessuale e per la violenza sessuale su minore: la reclusione “da cinque a dieci anni” si inasprisce a reclusione da “da sei a dodici anni”.

Art 609-quater c.p. In caso di atti sessuali con minori di anni 14 in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi, la violenza diventa aggravata e la pena viene aumentata fino a un terzo.

Questo delitto esula dai reati punibili a querela della persona offesa e sarà sempre perseguibile d’ufficio.

STALKING

Per i casi di stalking, la pena passa dalla reclusione prevista ora dai 6 mesi ai 5 anni, alla reclusione da un minimo di un anno al massimo di 6 anni e sei mesi.

PERCOSSE IN FAMIGLIA

Vengono aggravate le pene per i reati di maltrattamento contro familiari e conviventi, di atti persecutori e di violenza sessuale: per tali reati la reclusione passa dagli attuali 2/6 anni ai 3/7 anni; la pena è aumentata fino alla metà quando i maltrattamenti sono commessi in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità oppure se l’aggressione è armata.

REATO DI SFREGIO

Il Codice Rosso stabilisce l’inserimento nel codice dell’articolo 583-quinquies: Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso.

«Art. 583-quinquies (Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso). – Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso e’ punito con la reclusione da otto a quattordici anni. La condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno».

Questo nuovo articolo stabilisce che chiunque cagioni ad altri una lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. La condanna comporta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio riguardante la tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno (finalizzato alla tutela di soggetti con patologie che li rendono invalidi e non in grado di badare a se stessi e ai loro interessi, anche patrimoniali: anziani, disabili, malati gravi). Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta la pena dell’ergastolo: in questo caso per i condannati sarà più difficile ottenere benefici come permessi premio, lavoro fuori dal carcere e altre tipologie di misure alternative.

COERCIZIONE AL MATRIMONIO E ORFANI DI FEMMINICIDIO

Costringere una bambina o una ragazza a sposarsi contro la sua volontà, in Italia o all’estero, è reato come già in tutta Europa: Chiunque “induce taluno a contrarre matrimonio o unione civile mediante violenza, minaccia, approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica ovvero mediante persuasione fondata su precetti religiosi è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. La pena applicata varia da uno a cinque anni, aumenta da 2 a 6 anni se coinvolge un minorenne ed è aggravata della metà se danneggia chi non ha compiuto 14 anni al momento del fatto. Il delitto è punibile “anche se è commesso all’estero in danno di un cittadino o di uno straniero legalmente residente in Italia al momento del fatto”.

Viene inoltre implementato il Fondo per gli orfani delle vittime di femminicidio destinati a finanziare le borse per il diritto allo studio degli “orfani di crimini domestici”, ragazzi testimoni diretti dell’uccisione o del maltrattamento grave di un genitore, e diretti ad offrire un sostegno più consistente alle famiglie affidatarie.

I due emendamenti erano stati richiesti con forza dall’ex Vicepresidente della Camera Mara Carfagna ed approvati con un’intesa trasversale, cominciata con la campagna bipartisan “Non è normale che sia normale” presentata dalla stessa ex Vicepresidente della Camera, e dall’ex ministro delle Pari Opportunità (Ministero di cui si richiede la reintroduzione a viva voce e da molte parti).

FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE

Sono previsti specifici corsi di formazione con frequenza obbligatoria destinati al personale che esercita funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria: la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri e il Corpo di Polizia penitenziaria. L’obiettivo dei corsi di formazione è di fornire al personale coinvolto in procedimenti in materia di violenza domestica e di genere, le competenze specialistiche necessarie per affrontare questa tipologia di reati, sia in termini di prevenzione che di repressione, e anche per una più adeguata interazione con le vittime di tali reati. La durata e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione saranno stabilite dal Ministero per la Pubblica amministrazione, che adotterà appositi decreti in collaborazione con i Ministeri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa.

La Presidenza del Consiglio, oltre all’implementazione del fondo per gli orfani delle vittime di femminicidio, stanzia ogni anno un fondo speciale, coordinato dal sottosegretario alle Pari Opportunità, finalizzato ad istituire un deposito speciale per le vittime e ad aprire centri regionali di pronto intervento per fornire idoneo supporto psicologico e legale alle donne che intendono di denunciare le violenze subìte.

Gli orfani di madri uccise in ambito domestico, o a seguito di violenze sessuali o di stalking, possono ottenere dallo Stato un contributo, che consiste in un assegno alle famiglie affidatarie, in borse di studio e contributi per l’inserimento al lavoro.
Il tutore o l’affidatario di un minore orfano di tali crimini, o l’orfano maggiorenne appartenente a queste categorie, deve presenta la domanda alla Prefettura di residenza: la prefettura inoltrerà la documentazione al Comitato di solidarietà che valuterà se ricorrono i requisiti.

REVENGE PORN E SEXTING

Con l’accordo compatto di tutte le forze politiche, è stato approvato all’unanimità un emendamento che introduce un nuovo articolo nel codice penale, il 612 ter, subito dopo il reato di Stalking (612 bis: Atti Persecutori). Nello specifico, si introduce il reato di “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, reato noto come Revenge Porn: il termine si riferisce ad “upload” di files e video esplicitamente sessuali per vendicarsi della fine di una relazione cui non ci si è rassegnati. Molte vittime di Revenge Porn riferiscono a psicologi che la conseguenza della diffusione in rete di immagini private è pari ad una vera e propria violenza sessuale. E l’impatto sulla vita della vittima è devastante e purtroppo a volte letale. La pubblicazione avviene solitamente con lo scopo di umiliare la persona coinvolta per ritorsione o vendetta, e normalmente i file sono accompagnati da informazioni personali della vittima per poterla identificare, come il nome, la localizzazione o il link al profilo social media. La fattispecie del reato di Revenge Porn è applicabile anche in caso di minaccia di pubblicazione, e anche a scopo di estorsione, di foto o video che mostrano persone ritratte in pose sessualmente esplicite o in attività sessuali, senza che ne abbiano dato il consenso.

Il sexting è un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi ed immagini sessualmente esplicite attraverso il cellulare o il computer: inizia quasi sempre per gioco, ma finisce per mettere in pericolo la dignità e l’integrità psicologia delle persone coinvolte. Il fenomeno fa parte di una tendenza e di un malcostume che coinvolge soprattutto i ragazzi, minorenni e in maggioranza femmine. Il nuovo articolo del 612-ter c.p. (Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti) prevede che chiunque “invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 a 15mila euro”. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini, le invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso dell’interessato per danneggiarlo. La pena viene aumentata se l’autore della vendetta è il coniuge (anche separato o divorziato), un ex, o se i fatti sono avvenuti con strumenti informatici. La pena viene aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa e il termine utile per presentare la querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale.

Il “Codice Rosso” è una vittoria per tutti, per tutte le donne, contro ogni violenza di genere. La sua approvazione trasversale alla Camera, senza un solo voto contrario, è la dimostrazione che la legge era richiesta da tempo e dalle parti politiche di ogni colore e da tutti gli schieramenti; da tutte le donne, dalle persone vittime di violenze e da chiunque ha voluto la costruzione di una solida difesa legislativa per fare in modo che queste violenze non si ripetano più.

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